Lady Bird
Love Story
Christine ha diciassette anni, si fa chiamare Lady Bird e sogna di fuggire da Sacramento. Danny è il primo amore del teatro scolastico, Kyle il secondo, bassista finto ribelle. Il primo crolla quando lei lo sorprende a baciare un ragazzo, il secondo mente sulla propria verginità.
Lady Bird - Recensione
Un altro film che ha come tema il passaggio dal liceo (High School) all'università (College). È ricorrente anche lo spostamento geografico di giovani che avrebbero incentivi statali a rimanere nel proprio stato ma, se sono cresciuti sulla costa ovest, vogliono andare verso la costa est a studiare, che sia a New York o a Boston, spesso nelle grandi metropoli. È un tema che ricorre in molti film coming of age ambientati in california. Sempre accompagnato da nostalgia, rapporti che si rompono, coppie che si devono lasciare preparandosi alla distanza insormontabile di quelle cinque o sei ore di volo, come nel ballo di fine anno di American Graffiti che è già un addio. Anche qui c'è Sacramento da una parte e New York dall'altra, con l'università statale a venti minuti di macchina da casa che viene rifiutata per principio. La nostalgia è palpabile, la trama avvince grazie alla recitazione della protagonista, al rapporto con sua madre, alle sue prime avventure amorose. La regista Greta Gerwig ha detto di aver voluto scrivere prima di tutto una storia d'amore tra una madre e una figlia, e che il film è la sua lettera d'amore a Sacramento, vista con gli occhi di qualcuno che non riesce ad accorgersi di quanto sia bella finché non sta per andarsene. La madre fa turni doppi come infermiera in un reparto psichiatrico, il marito ha perso il lavoro ed è depresso, quindi ogni spesa è una trattativa e ogni desiderio della figlia diventa una cosa da ricchi che loro non sono, e il suo amore si esprime soltanto sotto forma di correzione. La battuta che riassume tutto arriva mentre provano un vestito, con la figlia che dice di desiderare soltanto di piacerle e la madre che replica di volerle bene, come se le due cose fossero la stessa. Eppure la protagonista la difende davanti agli altri, e quando un amico le dice che sua madre fa paura risponde che non è vero, che ha un cuore grande, che è calorosa, e si rifiuta di ammettere che si possa essere calorosi e spaventosi nello stesso momento. Sulla fedeltà c'è invece la storia con la migliore amica, quella dei banchi in fondo e delle risate in macchina. La protagonista la molla nel momento in cui intravede la possibilità di entrare nel giro dei ragazzi ricchi, arrivando a dare a quelli nuovi l'indirizzo di una casa che non è la sua, e l'amica la smaschera dicendole in faccia che non sa fare niente a meno di essere al centro dell'attenzione. Il tradimento non viene mai risolto a parole. La sera del ballo, quando quelli nuovi decidono di saltarlo per andare a una festa, lei si fa lasciare davanti alla porta dell'amica, sale, la trova che piange, e ci vanno insieme. Anche la scuola cattolica è interessante e ci mostra un lato religioso che la regista ha voluto perché quella scuola è la sua. Gerwig è cresciuta unitariana e cattolica non lo è mai stata, però ha frequentato il St. Francis di Sacramento, liceo cattolico femminile, diplomandosi nel 2002, che è esattamente l'anno in cui il film è ambientato. Dice di aver voluto fare il film che mostrasse le cose belle delle scuole cattoliche, perché la sua l'aveva amata. Dal liceo maschile lì vicino, gestito dai gesuiti, arriva il resto, i preti che fanno anche gli allenatori di football e i professori di teatro. I soldi sono il vero motore di tutto quanto. Il padre viene licenziato dopo una vita nella stessa azienda, prende antidepressivi e si presenta a un colloquio dove scopre che per lo stesso posto sta concorrendo suo figlio, che è laureato a Berkeley e sta alla cassa di un supermercato. E la retta universitaria fuori stato è il muro contro cui va a sbattere tutto, perché non se la possono permettere e la madre le chiede di iscriversi soltanto in California, mentre il padre di nascosto la aiuta a mandare le domande e si prepara a rifinanziare il mutuo pur di farcela. Altra dinamica interessante quella delle classi sociali, delle case che rappresentano la ricchezza, della vergogna ma anche della possibilità di accedere a classi superiori grazie alle amicizie scolastiche e alla spontaneità dei rapporti, dell'attrazione quasi animica che si può esercitare, ma anche poi dei ripensamenti, e del materialismo che si impone. Anche qui la geografia è precisa, perché il quartiere ricco che la protagonista invidia esiste con quel nome, i Fabulous Forties, e a Sacramento la casa che hai e la strada in cui stai valgono come una dichiarazione di appartenenza. Un film appunto che oscilla tra le elevazioni dell'anima, della religiosità, alle strutture invece molto logiche della borghesia di Sacramento, ben studiata grazie al direttore della fotografia Sam Levy e per volontà della stessa Gerwig, che sulla luce è stata esigente fino alla maniacalità, studiando insieme a lui i paesaggi dipinti da Gregory Kondos e Wayne Thiebaud per essere sicura che colore e intensità fossero quelli giusti. Emerge infatti un dipinto di quest'area degli states molto caratteristico che sicuramente avranno apprezzato gli abitanti della zona, se vi ci sono ritrovati. Gerwig sostiene che più una cosa la fai particolare e più diventa universale, e il film è arrivato a cinque candidature agli Oscar partendo da dieci milioni di budget e arrivando a settantanove di incassi. È poi stato girato solo in parte in città, perché gli interni della casa sono stati ricostruiti in una villetta del dopoguerra nella San Fernando Valley e la scuola cattolica sta a Pasadena, entrambe scelte per risparmiare stando vicino alle troupe di Los Angeles.