1985

·

John Hughes

·IMDb·Letterboxd

The Breakfast Club

Love Story

Claire e Bender frequentano lo stesso liceo di Shermer, Illinois: lei è popolare, lui ribelle e maltrattato dal padre. Si conoscono davvero durante una punizione di sabato in biblioteca. Tra insulti, confessioni e un orecchino di diamanti nasce un'attrazione fragile.

The Breakfast Club - Recensione

Un altro di quei titoli stra-famosi che si sono sentiti dire decine di volte ma non avrei saputo associare a nessuna immagine. Finalmente mi sono tolto, e con piacevole sorpresa, anche questo granello di storia del cinema che era in lista da vedere da anni. Anche se all'inizio l'ho trovato quasi addirittura noioso, a causa della staticità a cui non ero abituato, perchè tutti gli altri film della collezione Lovexposure visti finora sono pieni di personaggi, comparse, macchine, velocità, talvolta violenza crimine e droga, oltre ovviamente all'amore disturbante che deve essere il tema portante, subito verso la metà del film e oltre ha iniziato ad animarsi e diventare speciale… Direi anche esplosivo a livello emotivo. La stessa obiezione gliela fecero i dirigenti dello studio, che secondo il regista John Hughes gli dissero che i ragazzi non sarebbero mai rimasti seduti a guardarlo, che lì dentro non c'era azione, non c'erano feste, non c'era nudità. Lui rispose che a quell'età sentirsi male dà una soddisfazione pari a quella di sentirsi bene. Il copione lo aveva buttato giù in un fine settimana, il quattro e il cinque luglio del 1982, e quando lo disse al cast Judd Nelson e Emilio Estevez si guardarono e gli chiesero quante stesure avesse fatto in tutto. Anche il titolo è un prestito. Hughes chiese al figlio di un amico come chiamassero la punizione nel loro liceo, gli risposero Breakfast Club, e solo dopo scoprì che indicava quella del mattino invece di quella del sabato, ma decise che nessuno gliel'avrebbe fatto notare. Resta una commedia molto leggera nonostante il materiale sia da dramma, tutto basato su dialoghi di sfida, di confronto prepotente, di storie di soprusi tra ragazzi e in famiglia. Resta una commedia perchè c'è un rapporto preside della scuola verso 5 studenti puniti che è una costante partita a guardie e ladri, e perchè la regia non tende all'oscurità del dramma, l'impianto narrativo ordisce una trama che, superate varie fasi di dissidio, punta dritta al lieto fine dell'unione impensabile, della pacificazione degli animi dei cinque giovani, con il bidello dalla loro parte. Come ho già lasciato intuire il film si caratterizza per l'assenza di personaggi oltre ai protagonisti, se non la comparsa emblematica dei genitori, caratterizzati dalle loro macchine, che portano la mattina e vengono a riprendere alla sera i ragazzi, che appunto vengono a passare il sabato 24 marzo nella biblioteca della scuola, dovendo scrivere un tema come compito di punizione, ciascuno per una causa diversa che si scoprirà durante il film, dal titolo «chi credo di essere?». La risposta verrà scritta dal caso. Hughes non voleva girare a Hollywood, diceva di non sopportare la gente del mondo del cinema, che a Los Angeles si passa il tempo a pranzo a fare accordi mentre tutti cercano di farti fuori, e che preferiva portarsi gli attori dalle sue parti per lavorare in pace. Così prese un liceo dismesso alle porte di Chicago, il Maine North di Des Plaines, chiuso tre anni prima, e lo trasformò in uno studio cinematografico, con gli uffici di produzione, i camerini e il trucco nelle aule. La biblioteca del film non esiste. Era troppo piccola quella vera, così ne costruirono una su due livelli dentro la palestra della scuola. Le riprese cominciarono il 28 marzo del 1984, quattro giorni dopo il sabato in cui la storia è ambientata, e durarono trentadue giorni. I cinque provarono per tre settimane e poi girarono in ordine cronologico, dalla prima scena all'ultima, quindi la confidenza che si vede nascere tra loro stava nascendo per davvero mentre giravano. Il primo montaggio durava due ore e mezza. Un film che si fa apprezzare per la brillante tipizzazione degli adolescenti, le loro riflessioni sul futuro, l'incastro improbabile delle personalità, l'unione che fa la forza contro il nemico, il divertimento della trasgressione e la ribalta dei tabù borghesi. Hughes sosteneva che a sedici anni si è più seri di quanto si sarà mai più, che a quell'età si pensa sul serio alle domande grandi, e che quei problemi meritavano lo stesso rispetto di quelli degli adulti. Un film intelligente e pieno di speranza, laddove sembrava esserci soltanto predestinazione, pregiudizi e mediocrità. Consiglio a tutti coloro in vena di romanticismo, ma non della serie «on the road», se mai tutto il contrario! Il vero viaggio è la sopportazione della noia e la creatività per far scorrere le ore di castigo… Nel migliore dei modi. Un classico che tutti dovrebbero aver visto almeno una volta, costato un milione di dollari e capace di incassarne più di cinquanta, entrato nel 2016 nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso!

Caricamento...