1967

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Mike Nichols

·IMDb·Letterboxd

The Graduate

Love Story

Benjamin torna a Pasadena col diploma e nessun piano; Elaine è la figlia di una famiglia amica. I genitori li mandano a un primo appuntamento disastroso in uno strip club, poi lui la rincorre a Berkeley. Il desiderio nasce dalla comune insofferenza e finisce sull'autobus dopo la chiesa.

Tratto daThe GraduatediCharles Webb

The Graduate - Recensione

Questo film è il mix perfetto tra commedia e dramma, mi ha fatto ancora più ridere di Risky Business, pur essendo recitato in maniera ancora più seria e profonda. Ho adorato l'interpretazione del protagonista, che compare come ragazzo stufo di essere disciplinato, stufo di fare quello che si aspettano da lui i genitori, eppure ricco di valori, di una morale direi quasi perfetta, di una salda consapevolezza che ogni tanto viene intervallata da debolezze, perchè cade in automatismi dovuti all'educazione o a tranelli… Da cui eppure riesce a disincantarsi molto in fretta. Il regista, Mike Nichols, diceva di aver pensato tutto come un sogno da cui si comincia a svegliarsi soltanto alla fine. Trovare quel ragazzo fu la parte più difficile della lavorazione. Robert Redford era il candidato naturale e venne scartato, perché nessuno avrebbe creduto a un Redford sessualmente insicuro, poi Charles Grodin ottenne la parte e se ne andò per questioni di soldi, e alla fine toccò a un ventinovenne sconosciuto visto in un piccolo spettacolo a New York, Dustin Hoffman, che protestò dicendo che il personaggio del romanzo era alto e atletico, un campione di atletica. Nichols scelse lui proprio per questo, perché un ragazzo basso e dai tratti marcati, in mezzo a quelle famiglie ricche e bionde con la piscina in giardino, si vede subito che non appartiene alla casa in cui è cresciuto. L'estraneità di Benjamin diventa così visibile in ogni inquadratura, prima ancora che la storia la racconti. Il romanzo lo aveva scritto Charles Webb nell'ultimo anno di università e lo pubblicò nel 1963, a ventiquattro anni, raccontando la propria vita: figlio di un medico ricchissimo, cresciuto nella Pasadena benestante, tornato a casa dopo il college e disgustato dall'agiatezza in cui era stato allevato. Diceva di essersi interessato alla moglie di un amico dei suoi genitori e di aver capito che era meglio scriverne che farlo. Il libro vendette ventimila copie e il critico del New York Times lo liquidò come un fallimento; suo padre lo lesse, buttò il volume sul tavolo dicendo che era una schifezza, e cambiò idea soltanto quando arrivò il successo del film. Webb aveva ceduto i diritti per ventimila dollari secchi, senza alcuna percentuale sugli incassi, mentre gli sceneggiatori presero gran parte dei dialoghi direttamente dalle sue pagine. È un pioniere del coming of age moderno, quello nato quando Hollywood scoprì di avere un pubblico giovane, e nella sua semplicità esecutiva, nella linearità da thriller della sua trama, merita forse il voto 9/10. Non mi aspettavo assolutamente che mi sarebbe piaciuto tanto. L'amore per una donna matura e l'amore per una giovane, messi a confronto, dalla prospettiva di un neolaureato. Anne Bancroft, che interpreta la signora Robinson, aveva trentasei anni durante le riprese, appena sei più di Hoffman, e Katharine Ross, che interpreta la figlia Elaine, ne aveva ventisette, quindi nove meno della madre e due meno del ragazzo che la corteggia. Dalla timidezza al coraggio più sfrenato, quello di cui oggi ci sarebbe bisogno più che mai, il coraggio di ascoltare il cuore, di non lasciarsi intimidire dalle insicurezze, il coraggio di combattere per i propri sogni meno trasposti, meno sublimati, più direttamente lancinanti. Nella sua semplicità mi ha scosso, forse conquista anche per le estetiche curate degli arredamenti, dei vestiti, delle case e dell'hotel in cui è ambientato, dell'architettura dell'università e infine della scena in una chiesa relativamente moderna, dove avviene il sacrilegio positivo, dove un matrimonio sbagliato si sta celebrando… L'hotel è l'Ambassador di Los Angeles, che sta al posto del Taft della storia. L'università è la University of Southern California. Anche le canzoni sono arrivate quasi per caso. Simon e Garfunkel dovevano scriverne tre e non fecero in tempo, così il montaggio infilò The Sound of Silence e Scarborough Fair come tappabuchi provvisori e nessuno le tolse più, mentre l'unico pezzo nuovo doveva essere un brindisi a Mrs. Roosevelt finché Nichols non suggerì di cambiare nome, e Mrs. Robinson arrivò prima in classifica nel giugno del 1968. Un film sulla gelosia, sul sesso, sul matrimonio, tutto sommato un film da ridere, leggero, che sembra senza pretese intellettuali o fantasiose e proprio per questo arriva a fondo. Il regista se ne lamentava, diceva che il pubblico giovane lo aveva frainteso eleggendo a eroe un ragazzo che lui aveva costruito passivo e anestetizzato. Che meraviglia! Scommetto che moltissimi film sono derivati da questo e che tutti i grandi registi successivi hanno saputo prenderne esempio. Basta guardare Risky Business, che è la stessa struttura vent'anni dopo, il bravo ragazzo di buona famiglia che trova nel sesso la via d'uscita dalla vita già preparata per lui. Costato tre milioni ne incassò centocinque nel solo Nord America, dietro soltanto a Via col vento e a Tutti insieme appassionatamente. Restò nelle sale per due anni, e fino ad allora gli studios lavoravano convinti che ogni titolo dovesse piacere a tutti, poi si accorsero che quasi metà del pubblico pagante aveva meno di ventiquattro anni, e da lì cominciò la New Hollywood. Ebbe sette candidature agli Oscar e ne vinse uno solo, la regia. Avrei voluto vivere in prima persona tutto quello che ha vissuto il protagonista, con la stessa faccia, con lo stesso sguardo, con lo stesso cuore intrepido. Complimenti a questo cinema che ha fatto storia e non va dimenticato! Ritmo ideale né troppo lento né troppo veloce.

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