2023

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Molly Manning Walker

·IMDb·Letterboxd

How to Have Sex

Love Story

Tara arriva a Malia dall'Inghilterra con Skye ed Em; Badger alloggia sul balcone accanto. Le parla appena la vede, poi la coinvolge nel caos del resort e della piscina a forma di pene. L'attrazione è gioiosa e fragile, schiacciata dalle aspettative del gruppo e dalle insistenze di Paddy.

How to Have Sex - Recensione

Dapprima pensavo oh no questo film non può rientrare nella lista dei 101 di Lovexposure, è troppo trash… Effettivamente le ragazze non fanno che comportarsi in maniera superficiale e malsana. Però qualcosa nella regia inizia a dare segni di una certa capacità fuori dagli schemi di rappresentare la realtà per quello che è, entrando nella psiche della protagonista facendo largo uso di primi piani ma senza abusarne come si è visto in altri film della collezione ancora più crudi e drammatici tipo heaven knows what. Dietro la macchina da presa c'è Molly Manning Walker, che di mestiere faceva la direttrice della fotografia e che qui esordisce alla regia a trent'anni, portandosi via il premio principale della sezione Un Certain Regard a Cannes nel 2023. La dinamica tra le 3 amiche è ben studiata, del tutto verosimile, prima si giurano fedeltà godendo delle prospettive, poi non appena entrano in gioco dei ragazzi ecco la competizione e le gelosie che si fanno largo nei sentimenti e nel non detto… Un silenzio che in qualche modo fa vincere alla protagonista una sfida con se stessa, seppur incoraggiata dalle amiche, non certo come lo avrebbe desiderato. La seconda parte del film ruota attorno alla divisione sostanziale del gruppo iniziale e al sesso. Un sesso che è sempre latente ma viene sovrastato dall'uso smoderatissimo di alcol e dalla voglia di divertirsi sfogata nelle discoteche (ottima la scelta musicale) e nella folla indistinta, scene di cui il film è pieno e che pur non avendo nulla di così speciale, sono ben fatte e rassomigliano un documentario sulla vita notturna. Le prime due settimane di lavorazione furono dedicate soltanto alle scene di festa, con trecento comparse per volta da riportare al punto di partenza dopo ogni ciak. È un film poco edificante sulla verginità, sull'autostima, sull'amicizia. Un'amicizia che in un certo senso si verifica anche tra la protagonista e il ragazzo che le piace, quello con cui alla fine non riesce mai ad andare fino in fondo… Ma il fondo viene toccato lo stesso, in senso opposto, il fondo del degrado e alla fine il silenzio. Ma alla fine della fine ecco una specie di lietofine dato dalla contentezza di tornare a casa, dimostrata con un urletto. La morale di questo film è che la fretta di perdere la verginità è una grossa stupidaggine, e che quella fretta gliela mettono addosso gli altri. Le due scene decisive sono una coercizione e una violenza, ed è lì che il film vuole arrivare. Manning Walker ha detto di aver voluto raccontare la pressione che grava sui ragazzi perché facciano sesso, dal punto di vista delle ragazze e senza giudicarle, e ha poi portato il film nelle scuole per insegnare il consenso, scoprendo che parecchi studenti non riconoscevano come violenza né l'una né l'altra scena. Quelle due sequenze sono le più preparate di tutto il film, disegnate a mano una inquadratura per volta, provate in albergo e poi rifatte sulla spiaggia insieme a una coordinatrice dell'intimità, girate di notte in pieno inverno con gli attori da asciugare e ribagnare a ogni ripresa. Ciò che viene rappresentato non è quasi mai glorioso, se non nell'illusione dei personaggi stessi e in alcuni rari gesti di gentilezza e sensibilità. Di questo film rimarrà un ricordo impreciso, sfumato, eppure piacevole. Tutto sommato scorre con leggerezza e si fa guardare senza annoiare vista l'alta tensione e il sapiente uso del flashback senza mai entrare in facili surrealismi fantasy. Non sono sicuro che avrei voglia di riguardarlo tra qualche anno, eppure mi sento di consigliarlo perchè per un certo verso forse qualcosa insegna, nonostante tutti i cattivi esempi visivi. L'accento è quello britannico, con le ragazze che parlano l'inglese del sud-est e i due ragazzi del balcone accanto che arrivano dallo Yorkshire, il tutto sotto uno strato fitto di slang giovanile, quindi ho dovuto mettere i sottotitoli (in inglese) per poter seguire bene i dialoghi, anch'essi realistici e senza pretese poetiche che avrebbero stonato addosso a questi personaggi che sembrano ombre di loro stessi, sospesi in una breve vacanza senza tempo dove il sonno si abbatte forzatamente ristoratore su anime forsennate e corpi in pena. Per quella parte Mia McKenna-Bruce ha vinto il BAFTA come rivelazione dell'anno.

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