1996

·

Danny Boyle

·IMDb·Letterboxd

Trainspotting

Love Story

Renton è un disoccupato di Leith, Edimburgo; Diane vive ancora con i genitori e lui non lo sospetta. Si conoscono in discoteca mentre lui, appena disintossicato, cerca sesso: la porta a casa e solo a colazione capisce quanto sia giovane. Lei lo ricatta minacciando la polizia.

Tratto daTrainspottingdiIrvine Welsh

Trainspotting - Recensione

Sono alla fine di Trainspotting, l'originale! Ebbene si perchè ora esiste anche un Trainspotting 2, un certo T2, e io non lo sapevo. Arrivato ventun anni dopo, nel 2017, sempre con Boyle e con lo stesso sceneggiatore, John Hodge, e stavolta pescando da Porno, il romanzo con cui Irvine Welsh aveva dato un seguito al libro del 1993. Ho iniziato a vedere il T2 per primo, ma arrivato a metà ho capito che mancava qualcosa. Mancava l'impressione fortissima che il primo mi aveva lasciato a diciassette anni. Rieccomi ora, qui davanti alla tastiera, trentunenne, che lo rivedo, dopo chissà quali altri interrotti appuntamenti del passato in cui potrei averlo rivisto per la seconda, terza, quarta volta, non penso di più, ma con questa attenzione, con questa visione lenta e scandalizzata per la troppa velocità, emerge un nuovo livello di "ascolto". Restano comunque due film senza una grande portata rivelatoria, nel loro tentativo miticizzante. Sono divertenti mentre si guardano e anche molto profondi a tratti, però poi si riesce ad andare avanti senza sentirsi troppo addosso uno spettro, positivo o negativo che sia, di uno dei personaggi, cosa che per film più attenti all'analisi psicologica, alla vicinanza emotiva con gli attori, si verifica. Questo è un film d'azione sull'eroina, a vari tratti surrealista, con voce narrante. Ed è proprio la voce narrante a portare con sé il nodo più ambiguo del film, il monologo "Choose Life" con cui si apre. Renton elenca lavoro, famiglia, un grande televisore, un lavastoviglie, un'auto, un mutuo, tutto ciò che lo slogan reale di una campagna antidroga britannica degli anni ottanta chiamava "vita". Boyle lo ribalta in chiave sarcastica: quell'elenco non è un ideale proposto, è la fotografia di un vuoto borghese e consumista che Renton rifiuta per scegliere l'eroina. Il problema è che il film, per raccontare la dipendenza dall'interno e senza filtro moralistico, la mostra con un linguaggio visivo così seducente (l'iniezione descritta come orgasmo migliore della sua vita, la sequenza onirica nel tappeto rosso) che il piacere resta concentrato e immediato, mentre la punizione arriva dopo, diluita nel tempo. Per questo un pubblico più giovane, meno attrezzato a cogliere l'ironia strutturale del montaggio, rischia di associare quella "vita" rifiutata non alla routine borghese ma direttamente all'avventura criminale del gruppo, complice il carisma che Begbie, Sick Boy e lo stesso Renton mantengono anche nei momenti peggiori. È il costo della scelta stilistica di Welsh e Hodge: raccontare la dipendenza dall'interno rende il racconto più credibile, ma apre la porta a una lettura opposta a quella intesa. E il surrealismo è una scelta dichiarata: Hodge ha raccontato di aver messo la scena del cesso in quel modo, con Renton che ci si tuffa dentro e nuota in mare aperto, proprio per far capire subito allo spettatore che non stava guardando un dramma realista, e anche perché farla davvero come sarebbe stata sarebbe risultato insostenibile. Nel film c'è molta disperazione, avventura, ironia, violenza gratuita. Non è per tutti, non è una commedia leggera. Costato un milione e mezzo di sterline, ne incassò settantadue milioni di dollari, benché a Cannes lo avessero tenuto fuori concorso, relegato a una proiezione di mezzanotte perché il festival ne aveva un certo timore. Ed è ambientato a Edimburgo pur essendo girato quasi interamente a Glasgow, con le prime scene poi ridoppiate dagli stessi attori per il mercato americano, perché si temeva che nessuno oltreoceano avrebbe capito l'accento. Però è un gran classico, tanto che il British Film Institute lo ha messo al decimo posto tra i migliori film britannici del Novecento, e non potevo non includerlo in Lovexposure.

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